Anti-facciate
Antifachadas
di Bob Wolfenson @bobwolfenson
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(Traduzione automatica da portoghese)
Antifacciata
Questo saggio affronta il presente, il qui e ora, conciliando riferimenti del passato e del presente, mescolandoli in un gioco di identità e relazioni. Le immagini raffigurano lo spazio complesso e dinamico della metropoli contemporanea. Nonostante le inquadrature ampie e generali, il bianco e nero richiede un'intensa concentrazione, poiché sono i dettagli selezionati dall'osservatore a portare soddisfazione visiva e individuale. Come se fosse possibile evocare una gestalt lontana di un complesso esplosivo di significati insoliti.
A volte, a prima vista, le fotografie sembrano un blocco monolitico, senza distinzioni. Ma uno sguardo più attento rivela che questo apparente schema è affascinante, poiché mette in luce il caos e le differenze formali tra gli edifici. Caos e schema interagiscono dialetticamente per creare un potente effetto visivo quando ci immergiamo nell'immagine, cercando di vedere chiaramente un orizzonte poetico, tragico nella sua futilità.
L'idea di fotografare la città germogliava da tempo. Ma ci vollero un lungo pranzo al Bar do Léo e poi una passeggiata nel centro storico, da flâneur baudelairiano, in un pomeriggio che irradiava una luce speciale, perché BW percepisse la bellezza in una città che tutti sembrano trovare brutta. Una bellezza interessante, nuova, capace di innescare un processo creativo e di far emergere un'idea che già pulsava, ma che esplose in un momento di acuta percezione.
La San Paolo di BW non ha orizzonte, né cielo, né terra. L'obiettivo comprime i piani, il ritaglio evidenzia la superficie irregolare della trama visualizzata e l'immagine si nutre della totale assenza di prospettiva fotografica. Povertà e grandezza; possibilità e impossibilità; magniloquenza e atomicità; il pubblico e l'intimo. Tutto questo è percepito attraverso le centinaia di finestre presenti nelle fotografie, trasformandoci, all'altezza della "finestra sul retro", in voyeur in soggezione di fronte a questo vasto territorio di inequivocabile astrazione visiva. Allo stesso tempo, viene messa a nudo la disumanità di vivere in questo modo: ammassati l'uno sull'altro, senza stabilire connessioni o articolazioni, rimanendo isolati.
BW ha radicalizzato la possibilità immaginaria e trasformato la città con una luce intenzionalmente opprimente e soffocante. La città sembra esplodere in questo spazio claustrofobico. Anche il tono delle immagini è stato scelto dopo diversi tentativi di cambiare il colore al computer. L'idea iniziale era di mostrare la città come se l'aria fosse rarefatta, creando un senso di oppressione. Un'immagine sufficientemente inospitale da rappresentare la situazione critica della vita a San Paolo.
Un'altra decisione importante per lo sviluppo dell'opera è stata la scelta del grande formato per gli ingrandimenti fotografici, che tentano di interrompere il nostro rapporto con la fotografia attraverso le sorprese visualizzate nei dettagli che stimolano la nostra sensibilità. Pur provocando stupore, le fotografie hanno una scala che invade la nostra coscienza e ci porta un'esperienza che ci impedisce di creare un senso di comunione o solidarietà. Questo iniziale straniamento altera completamente la nostra percezione dello spazio, lasciandoci storditi mentre cerchiamo di accettare i nostri limiti percettivi nel comprendere la complessità della forma urbana contemporanea.
Un altro tratto distintivo del lavoro di BW è che ci conduce in luoghi inaccessibili, grazie alla sua audacia nel cercare di vedere la città attraverso aree inesplorate e difficili da raggiungere. Da qui l'impatto visivo che deriva da questa strategia, che presuppone che il tessuto dello spazio urbano possa essere sconvolto dalla scala sempre più sorprendente della città e dalla costante astrazione della comprensione dei processi urbani e delle relazioni sociali.
Osservando attentamente queste fotografie, possiamo vedere quanto la città, costruita in modo casuale, possa sorprenderci. Attraverso le innumerevoli finestre degli edifici, possiamo osservare come i residenti riescano a risolvere i loro problemi domestici. Lo stendino, la bicicletta, le antenne paraboliche, gli ampliamenti, gli spazi verdi, gli spazi pubblicitari, i diversi stili: tutto coesiste libero dallo stigma dell'identità, in un'armonia dissonante che è tipicamente paulista.
Non esiste un consenso unanime su cosa significhi vivere a San Paolo. Paradossalmente, nella città di BW non vediamo gli ingorghi infernali, non percepiamo i vari odori, né sentiamo i suoni che proliferano in tutto lo spazio. Solo un silenzio devastante nell'immagine della città cosmopolita. Nonostante la visione critica, le fotografie evidenziano il principio di razionalità architettonica in costante conflitto con l'irrazionalità della costruzione dello spazio urbano. San Paolo sembra trasformarsi in uno spazio di alienazione e solitudine claustrofobica.
Fotografando la città da questa prospettiva, BW provoca in noi un'estasi sconfinata, mostrando la sua percezione del design nata da questa logica perversa. Il nostro corpo, vagando attraverso l'immagine della città, non è più avvolto dalle strade e dai punti di riferimento che gli permettono di circolare e riconoscere lo spazio. I limiti sono imposti non solo dalla scala scoraggiante della costruzione, ma anche dalla precisione della tecnica. BW crea un saggio impeccabile, realista-minimalista, sulla metropoli contemporanea nei suoi 450 anni. In questa appassionata dichiarazione di San Paolo, non solo dimostra la potenza dell'immagine, ma evoca anche uno strano senso di spaesamento che ci permette di riscoprire la bellezza di questa città, nascosta negli interstizi di un tessuto paradossalmente funzionale. Nulla è esplicito, perché, in contrasto con questa aridità quasi sordida, BW lascia emergere la sottigliezza del suo sguardo, che vede la città con una singolare atmosfera di incompiutezza, in continua mutazione.
Antifachada è un saggio rivoluzionario che rende omaggio alla città di San Paolo e, allo stesso tempo, ricostruisce il desiderio di rivisitare alcune immagini che popolavano l'immaginario del ragazzo BW, che, nei primi anni '60, a Bom Retiro, percepiva la città come un groviglio di oggetti strani: fili, trasformatori, pali, alti edifici visti dal basso, finestre disposte in una ripetizione infinita. Crede che la sua percezione di San Paolo come una città oppressiva, autoritaria, eppure bella e seducente sia nata in quel momento, quando ha registrato tutto nella sua immaginazione sconfinata. Antifachada è un'opera profondamente personale, di acuta percezione che cattura la vita in un flusso distinto. Ora trasformata in questo saggio espressivo e stimolante, non mira a scrutare la città da una prospettiva descrittiva, né tantomeno a ideologizzarla, ma a esaltarla nella sua pienezza: plurale e spettacolarizzata in fotografia.
Antifachada
Este ensaio trata do tempo presente, do aqui e agora, para conciliar as referências do passado e do presente, embaralhando-as num jogo de identidade e relação. O conjunto imagético mostra o complexo e dinâmico espaço da metrópole contemporânea. Apesar dos planos gerais e amplos, BW exige uma concentração intensificada, já que são os detalhes selecionados pelo espectador que trarão a satisfação visual e individual. Como se fosse possível fazer a invocação de uma gestalt longínqua de um complexo explosivo, de estranhas significações.
Às vezes, numa primeira impressão, as fotografias parecem um bloco monolítico, sem diferenças. Mas um olhar mais aprofundado vai nos mostrar que esse efeito aparente de um padrão é fascinante, pois evidencia o caos e as diferenças formais entre os edifícios. Caos e padrão relacionam-se dialeticamente para provocar um poderoso efeito visual quando estamos imersos na imagem, tentando ver com clareza um horizonte poético trágico na sua inutilidade.
A ideia de fotografar a cidade estava germinando há muito tempo. Mas foi preciso um longo almoço no Bar do Léo, e depois um passeio no centro velho, como um flâneur baudelairiano, numa tarde que irradiava uma luz especial, para BW perceber a beleza numa cidade que todos parecem achar feia. Uma beleza interessante, nova, capaz de detonar um processo criativo e aflorar uma ideia que já estava pulsando, mas que explodiu num instante de aguçada percepção.
A São Paulo de BW não tem horizonte, não tem céu, não tem chão. A lente comprime os planos, o recorte ressalta a superfície irregular da trama visualizada, e a imagem nutre-se da total ausência da perspectiva fotográfica. A miséria e a grandeza; a possibilidade e a impossibilidade; a grandiloquência e a atomicidade; o público e o íntimo. Tudo isso é percebido através das centenas de janelas presentes nas fotografias, nos transformando, no ápice da “janela indiscreta”, em voyeurs maravilhados neste vasto território de inequívoca abstração visual. Ao mesmo tempo, exibe-se a desumanidade de viver dessa maneira: amontoados uns sobre os outros, sem estabelecer elos nem articulações, permanecendo isolados.
BW radicalizou a possibilidade ficcional e transformou a cidade com uma luz intencionalmente opressiva, sufocante. A cidade parece explodir nesse espaço claustrofóbico. Também o tom das imagens foi selecionado após várias tentativas de alterar a cor da imagem no computador. A ideia inicial era mostrar a cidade como se o ar estivesse rarefeito, que desse a sensação de opressão. Uma imagem que fosse inóspita o suficiente para iconizar a crítica situação de viver em São Paulo.
Outra decisão importante para o desenvolvimento do trabalho foi a escolha do grande formato para as ampliações fotográficas, que tentam romper nossa relação com a fotografia, por meio das surpresas visualizadas nos detalhes que instigam nossa sensibilidade. Ao mesmo tempo que provocam o espanto, as fotografias têm uma escala que invade nossa consciência e trazem uma experiência que não nos permite criar um sentimento de comunhão nem de solidariedade. Esse estranhamento inicial altera por completo nossa percepção do espaço, deixando-nos atônitos quando tentamos aceitar nossa limitação perceptiva para compreensão da complexidade da forma urbana contemporânea.
Outro diferencial no trabalho de BW é que somos conduzidos a lugares inacessíveis, graças a sua ousadia de buscar ver a cidade por meio dos pontos inexplorados, de difícil acesso. Daí o impacto visual resultante dessa estratégia, que pressupõe que a tessitura do espaço urbano pode ser rompida pela escala cada vez mais surpreendente da cidade e pela constante abstração da compreensão dos processos urbanos e das relações sociais.
Ao observar atentamente essas fotografias, podemos verificar o quanto a cidade, construída aleatoriamente, pode nos surpreender. Nas inúmeras janelas dos edifícios, é possível verificar como os moradores se arranjam para resolver seus problemas domésticos. O varal de roupas, a bicicleta, as antenas parabólicas, os “puxadinhos”, o espaço verde, os espaços publicitários, os diferentes estilos, todos convivem livres do estigma de uma identidade, numa harmonia dissonante tipicamente paulistana.
Não existe um consenso unânime do que significa viver em São Paulo. Paradoxalmente, na cidade de BW não vemos os engarrafamentos infernais, não percebemos os seus diferentes cheiros, nem ouvimos seus ruídos proliferados no espaço. Somente um silêncio devastador na imagem da cidade cosmopolita. Apesar da visão crítica, as fotografias apontam para o princípio da racionalidade arquitetônica em permanente conflito com a irracionalidade da construção do espaço urbano. São Paulo parece transformar-se num espaço da alienação e da solidão claustrofóbica.
Fotografando a cidade desse ponto de vista, BW provoca-nos um êxtase ilimitado ao exibir sua percepção do desenho nascido dessa lógica perversa. Nosso corpo, quando vagueia pela imagem da cidade, não está mais envolvido pelas ruas e referências que o fazem circular e reconhecer o espaço. Os limites são impostos não só pela assustadora escala construtiva, mas também por meio de uma técnica precisa. BW cria um impecável ensaio, realista-minimalista, da metrópole contemporânea nos seus 450 anos. Nessa declaração apaixonada por São Paulo, ele comprova não só o poder da imagem, mas faz emergir uma estranha sensação de deslocamento que nos permite reencontrar a beleza desta cidade, que se esconde nos interstícios de uma trama paradoxalmente funcional. Nada é explícito, pois, em contraste com essa aridez quase sórdida, BW deixa aflorar a sutileza de seu olhar, que vê a cidade com uma atmosfera singular, de inacabamento, em permanente mutação.
Antifachada é um ensaio rompante que homenageia a cidade de São Paulo e, ao mesmo tempo, reconstrói a vontade de rever certas imagens que habitavam o imaginário do menino BW, que, no início dos anos 1960, no Bom Retiro, percebia a cidade como um amontoado de objetos estranhos: fios, transformadores, postes, edifícios altos vistos de baixo para cima, janelas ordenadas numa repetição sem fim. Ele acredita que sua percepção de São Paulo como uma cidade opressiva, dominadora e, ao mesmo tempo, linda e sedutora nasceu naquele momento, em que registrava tudo na imaginação sem limites. Antifachada é um trabalho profundamente pessoal, de uma aguçada percepção que capta a vida num fluxo diferenciado. Transformado agora nesse ensaio expressivo, instigante, não tem a pretensão de esquadrinhar a cidade do ponto de vista descritivo, muito menos ideologizar a cidade, mas exaltá-la em sua plenitude: plural e espetacularizada na fotografia.















1 commento
Sembrano grandi mosaici, ma sono le case di molte persone, il che provoca una certa vertigine.
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